martedì 8 aprile 2008

"in perenne apatica attesa sui divani macchiati di sperma"



Un giretto qui lo farei... Se non altro per poter dire (vantarvi) di aver visto le opere del più "schizzato" artista post-contemporaneo di tutti i tempi.
Conoscevo pochissimo Andy, come personaggio e come artista.
Non che dopo aver visto la sua mostra a Parma 2 settimane fa ne sappia molto di più.
Però devo ammettere che approfondendo la conoscenza di Andy Warhol, costui mi ha colpito per 2 motivi: il primo è che aveva la mania di guardarsi allo specchio perchè spaventanto dal non vedere nulla (leggere come "essere morti nonostante in vita", spesso capita); il secondo è perchè attendeva sempre che qualcosa accadesse (non se lo andava a cercare) e gli accadeva.
La mostra è bella, abbastanza completa.
Ma non è questo ciò che mi ha colpito.
Mi hanno colpito i due quadri che allego a questo post.
Non sono mai stata così male davanti a dei "semplici" strumenti di morte.


venerdì 4 aprile 2008

Finalmente.....l'amore

Wong Kar-wai è uno dei pochi registi che si può definire "genio delle piccole cose". E' più facile essere "genio dei grandi sistemi", "genio dei grandi temi". E' raro divenire (o nascere?) "genio delle sottigliezze".
Un film di Wong è un susseguirsi di inquadrature irregolari, ferme nei dettagli, mai ferme nelle panoramiche.
Il mio essere un "critico tecnico" cinematografico si limita a queste poche parole.
Il mio essere, invece, amante del cinema d'autore va oltre.
Il film visto ieri sera in un cinema tristissimo, ex cinema di proiezioni esclusivamente erotiche, mi ha spappolato contro la scomodissima poltroncina di sintetico rossa (da cinema a luci rosse). Nonostante le posizioni più scomode da me assunte, non ho perso un secondo di film, provocandomi una semi-paralisi oculare da secchezza (non chiudere gli occhi sbattendo le palpebre per un pò non fa bene, attenzione).
Il film parla di una storia d'amore, che però è amore vero, non il famoso amore-punto. Quello che sa capire, parlare anche in silenzio ed a distanza, quello che sa aspettare.
Ma non è la semplice storia d'amore in cui i protagonisti si incontrano, si innamorano e fanno zin zin. Questi due aspettano 360 giorni per darsi un bacio, non so se mi spiego... e nel frattempo si scrivevano soltanto cartoline.
Da vedere (e soprattutto riflettere dopo, anche per più di 5 minuti).

giovedì 3 aprile 2008

........quindi?

La primavera porta con sè la voglia di ri-sveglio.
Io ne sono afflitta, fin dall'età adolescenziale. La mia voglia di ri-sveglio implica sempre un pizzico di cambiamento, un pizzico di miglioramento, un pizzico di calore (umano e non).
La primavera 2008 è alquanto forte, come impatto visivo ed emozionale. Noto particolari e provo emozioni nuove, mai provate negli anni precedenti.
Un mio risveglio personale potrebbe essere stato enfatizzato (oppure aiutato) dal risveglio della natura.
Stamattina mi sono alzata di buonumore. Ho acceso la macchinetta del caffè, ho preparato le mie solite crepes (stamattina ho aggiunto qualche scaglia di cioccolato all'interno e non la solita marmellata), mi sono seduta ed ho guardato fuori dalla finestra. Ho fatto l'errore (che però rifarò ogni mattina della mia vita) di aprire la finestra prima di sedermi a tavola. Guardare l'alba in primavera, quando si prospetta una meravigliosa giornata di sole, è pari ad una accoltellata a livello pericardico.
E stamattina.....dopo anni ed anni di tranquillità, ho avuto voglia di scappare. Semplicemente la pretesa di un viaggetto in auto verso il mare, oppure verso la collina.
Ma quel dannato pensiero del lavoro arretrato.... mi ha rovinato la giornata.
E mi è passato il buonumore.

mercoledì 26 marzo 2008

Callisto Cagnato ed il boccaglio ed Enza Sessa

Premessa: ho sempre trovato Verdone molto "fisico" sulla scena e questo ha sempre reso i suoi personaggi vincenti perchè molto concreti, grotteschi nelle loro sfaccettature caratteriali. Per questo molto divertenti. Caricature di personaggi che vediamo nei locali, in vacanza, credo ovunque. C'è un pò di Callisto Cagnato, il professore di storia dell'arte molto rigido con gli altri ma mai con se stesso, in me. Cinico nei confronti del sesso, fa di tutto per mostrarsi all'altezza di chiunque, di qualunque situazione e di qualunque luogo. Maschera che spesso si indossa, indosso, indossavo, per potermi auto-convincere di essere all'altezza di ogni situazione. C'è un pò di Enza Sessa, moglie del coatto Moreno Vecchiarutti, in me. Alla perenne ricerca di conferme da parte del proprio uomo, non si accorge che le migliori conferme potrebbe trarle da lei stessa, sola e come donna. C'è un pò di Leo, il boy scout tardone (sia d'età sia di comprendonio) che gestisce ogni evento della vita con "è andata così", in me. Forse c'è un pò di qualsiasi caricatura in noi. Il film è divertente, secondo e terzo episodio da risata continua. Consiglio per seratina divertente, con amici o partner. Soprattutto se quest'ultimo ha sempre più bisogno di ridere, o semplicemente sorridere.... senza momentanei pensieri.

martedì 25 marzo 2008

Il club della moda, quello vero







Mi sto cominciando a divertire...
...ed a fare leggermente "la figa"....

Enjoy!

venerdì 21 marzo 2008

Hut - Chapèu - Chapeau - Hat - Hoed - Hatt - Sombrero

....tanto di "cappello".
Ho letto di lei, tanto, ho sentito racconti di lei, ho visto lei...
Avete presente la sensazione-emozione provata nel leggere-sapere-osservare un qualcosa che per se stessi è semplicemente affascinante? Cita un noto dizionario della moda:

Personaggio emblematico del mondo della moda, con il gusto della provocazione colta e irriverente: per vocazione estetica, per professione editoriale, per inclinazione, appassionata e originale raccoglitrice e collezionista di "pezzi" di abbigliamento (trappole estetiche), ma anche di libri, di oggetti, di musica, di "cose", che liberamente interpreta con una precisa finalità: estetizzare il "momento contemporaneo". Pezzi, oggetti (a volte anche parole) ricercati, scavati in peregrinazioni in tutto il mondo, con un raro talento e un occhio sensibile al famoso "quid". In questo esercizio costante, ha avuto due eccellenti maestri: il marito (sposato a New York nel 1962) Alfa Castaldi, fotografo, personaggio di vasta ed eclettica cultura, e l'inglese Vern Lambert eccentrico collezionista di abiti antichi. Sempre seguendo un suo personale fantasioso filone di sottile humor, di moderno e ironico divertimento, una particolare logica-illogica, un del tutto personale "egotrip", gli abiti da collezione-non collezione di Anna Piaggi sono via via usciti da armadi e minuziose catalogazioni, per trasformarsi nel vissuto quotidiano. Abiti da indossare su un astratto ideale palcoscenico, in una fantasiosa interpretazione, tra razionale e irrazionale, avente, come punto di riferimento, la moda e come finalità una provocazione moderna. Abbinamenti, contaminazioni, accostamenti che coinvolgono anche il linguaggio diverso e creativo (vedi per esempio le sue famose presentazioni per le collezioni Missoni). Sul filo assolutamente originale di una vocazione coltivata per professione, di una rara sensibilità, di una inventiva, capace di interpretare stili, mode, epoche, musica, oggetti, Anna Piaggi si muove in un mix dissacratore ostentato con suprema intelligente indifferenza e padronanza assoluta dell'effetto. È milanese, di educazione e formazione classica, inizia come traduttrice per la casa editrice Mondadori, diventa giornalista di moda negli anni '60, quando viene chiamata sempre dalla Mondadori come fashion-editor per l'esordiente mensile Arianna, a cui imprimerà il segno forte e innovativo di un gusto moderno, nuovo e dove lavora in tandem con il marito Alfa Castaldi, che diventerà uno dei più noti e intelligenti fotografi italiani; con lei collaborerà come redattrice Anna Riva. Negli anni '70, Anna sarà "editor at large" per la Condé Nast e introdurrà con i suoi servizi speciali grandi fotografi come Chris von Wangenheim, Giampaolo Barbieri e naturalmente Castaldi. Dall'81 all'84 studia il progetto e dirige Vanity (Condé Nast), un sofisticato e interessante esperimento di ricerca di un nuovo linguaggio, impostato su una trama di straordinari disegni, con il grande artista americano Antonio Lopez e introduzioni di argomenti forse troppo sofisticati e difficili per quei lontani tempi, travolti da un frenetico consumismo. Nell'88 inizia su Vogue Italia la sua rubrica (divenuta cult), "D.P. Doppie Pagine di Anna Piaggi" che tuttora prosegue e che, dopo dieci anni, ha dato vita al libro Fashion Algebra (Leonardo Arte, '99), incredibilmente ricco di personaggi, spunti, rimandi, citazioni con un linguaggio reinventato, dalla sonorità personalissima ma sempre estremamente informato, documentato, costantemente "avant-garde". Ha un peso internazionale, questa giornalista-esteta dalle vibranti antenne, questa scrittrice sofisticata, questa ricercatrice acuta di fatti (misfatti), cose e casi, personaggi emergenti, famosi, sconosciuti. Sia nell'approccio agli argomenti, sia nella brillante scrittura, sia negli accostamenti che spaziano sui più diversi temi della cultura moderna e del costume attuale, raggiunge un raro vertice di stimoli visuali, azionando misteriose molle di provocazione culturale. È stata per diversi anni ('93-97) opinionista di moda e società su Panorama e ha collaborato ai vari Vogue internazionali. Dall'87 all'89 cura una rubrica di moda e costume per L'Espresso Più. Il celebre stilista Karl Lagerfeld (Chloé, Chanel, Fendi) l'ha scelta a sua musa e le ha dedicato, negli anni '80, un fantasioso libro Anna-chronique (Longanesi, '86) di cui Anna Piaggi è l'assoluta eroina-interprete, raccontata con i disegni di Lagerfeld attraverso eventi straordinari e situazioni oniriche: la ricerca è di Vern Lambert, il testo della stessa Anna Piaggi. Il libro è stato pubblicato anche da Thames Hudson con il titolo A Fashion Journal.

Il salame

Una donna è geneticamente ben predisposta al salame. Di qualsiasi natura questo sia. Non so se sia per la forma fallica o per la derivazione suina (per lo più, non sempre). Ma date una salame ad una donna e questa vi ringrazierà. Pensiero veloce e brillante avuto durante una pausa "lavoro", in cui si "sfettlava" un salame in compagnia e si rideva a crepapelle, mangiando fettone alte un dito con cracker "dietetici senza sale e grassi aggiunti". Però il salame era di puro suino, nostrano. Morbido. Da qualche parte la "maialata" si doveva pur fare.