martedì 11 marzo 2008

Sputare nel piatto in cui si mangia

Giorni fa ho scritto dell'emozione provata alle sfilate di Milano durante la settimana della moda. Ieri in ufficio è arrivato il dvd contenente l'intera kermesse a cui ho partecipato: vedere il mio testolino da furetto sbucare in seconda fila durante il via vai di passi veloci e "tacchettanti" mi ha fatto ri-sorridere. Ha fatto emozionare anche mia madre, che, ieri sera, si è sorbita il dvd per 3 volte cercando di vedere dove ero seduta e cosa stessi facendo durante lo show.
Scrissi: "tutta fuffa".
Beh si, lo ammetto.
Però stamane, al mio arrivo in ufficio, e dopo aver aperto un pacchetto sopra la mia scrivania, ho dovuto ritrattare per la sesta volta. La nuova pochette di Prada dentro ad un involucro di cartone e bustona UPS hanno indotto il mio "voltafaccia": "piccolo pensiero" da una collega milanese dello showroom omonimo.
Rimangio lo sputo: fuffa sì, ma io per prima godo nel vedere ed avere tutto questo.

lunedì 10 marzo 2008

Persepolis - Marjane e il lato più forte di tutti noi

Persepolis di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud
La sua visione mi ha isolato e spappolato sulla poltrona del cinema. Un'animazione grafica degna di contenuti più sublibi di pellicole d'autore.
Marjane, la protagonista, più concreta e vera di tante interpretazioni femminili hollywoodiane.
Un'animazione che gira intorno ad un fulcro e, come un meccanismo di una leva, gira intorno a questo: non è un semplice "cartone animato". E' un film-fumetto bidimensionale, in bianco e nero per buona parte della visione. A colori solo quanto la protagonista raggiunge la libertà.c'è gente che muore per le proprie idee; c'è gente che vuole essere libera (perchè non potendolo essere impara il significato più rapidamente di quella parola).

venerdì 7 marzo 2008

Il porno che conta

Siamo ormai soliti misurare e paragonare qualsiasi cosa. E' da giorni che focalizzo i miei pensieri più perversi sui metodi oggettivi nel classificare un "buon sesso".
A sentir parlare gli uomini, la cosa più bella che possano avere da una donna sono i famosi "pompini da urlo". Ma cosa rende "da urlo" una fellatio?
L'arroganza. Credo che una buona dose di successo per la donna (e nell'accogliere per l'uomo) sia la voglia mostrata nel farlo. Bando alla dolcezza, espressioni di delicatezza ed affetto verso il partner. Evitiamo contatti "intimi sentimentali". Fondamentale fare la porca (dicesi porca colei che mostra molta voglia di esibirsi sessualmente e di ricevere e dare godimento).
Maturando, mostro interesse sempre più verso la
lingerie da combattimento. E qui, credo, sia importante crescere professionalmente per divenire sì porca, ma porca di lusso, porca gioiello.
E penso che sia un ingrediente molto piacevole, a sorpresa, anche per l'altra parte maschile (o femminile in un rapporto lesbo).

giovedì 6 marzo 2008

Io c'ero...



Da bambina e da adolescente amavo sfogliare giornali di un certo volume (perchè erano pesantissimi e perchè non capivo il senso di così tante immagini e poche parole scritte) sul terrazzo di casa, a piedi nudi e circondata dai diversi cani che hanno vissuto con me la mia crescita.
Cercavo di immaginare come fosse una sfilata di moda, come fossero dal vivo questi esserini impeccabili (le modelle), perchè camminassero così stranamente, perchè facessero loro indossare abiti così assurdi e strani.
Venerdì 16 febbraio, a Milano Moda ho avuto le mie risposte. O meglio, ho tratto le mie impressioni e mi sono data risposte. Risposte a domande "di gioventù" che però avevano già un senso. Quello di osservare un mondo completamente vuoto, senza contenuti.
Ed i contenuti devono essere creati, o almeno far finta di aver creato qualcosa. Più si propongono stranezze più si parla di loro. Più si ha creato.
Che cosa ancora non capisco, se non della gran fuffa.

mercoledì 5 marzo 2008

Complimenti a.....

  1. al mio amico Matteo che pian piano ha cominciato a vivere rendendosi attivo a questo mondo. Le sue doti gionalistiche stanno pian piano emergendo e facendo i suoi frutti. Incula la balena!!!
  2. a me: è uscito il libro in collaborazione con la cara amica Maura. Ho accettato un suo invito a cena per festeggiare degnamente, con lei, in un ristorante in centrissimo a Parma. Brindisi a base di vino rosso fermo (il mio preferito): "ALLE PAROLE". Sì, alle parole ed al loro valore. Riserveremo sorprese a noi stesse ed al mondo in un prossimo futuro.
  3. al mio ginocchio: continuo a non usare le stampelle nonostante i legamenti siano andati a .....

Queens of the night

Prendi un venerdì sera di fine febbraio. Aggiungi una cena a casa di una amica-collega per festeggiare la sua casa nuova ed inizio convivenza (con un uomo), una buona pizza, una manciata di amiche-colleghe tra i 22 e 35 anni, una festa a tema in una discoteca del centro di Reggio Emilia. E la serata (nottata) è servita.
Se ci si aggiunge anche un motivetto ballerino ripetuto per tutta la serata in discoteca, sgambettando.... una foto da vip in posa "oddio ho un drink in mano che figura alcolica ci faccio", beh. Mi sono divertita come un'asina!!!
Last but not the least: ballare senza inibizioni è liberatorio. Purtroppo, solo la dance anni '90 "più maranza" mi permette di farlo a questi livelli "agonistici".

martedì 26 febbraio 2008

Tikako disse: non si può morire perché si è donne

A pag. 142 del n°5 (6 febbraio 2008) di Vanity Fair “vive” un gruppo di donne con i coglioni.
Alpaca gigante biondo mi perdonerà se ogni tanto rispolvero il linguaggio più efficace e diretto: quello “sboccato”.
Parità uomo-donna: non me ne può fregare di meno. Le discussioni nascono quando ci sono soggetti che si percepiscono inferiori e vorrebbero solo sentircisi e non esserlo. Non voglio parlare di questo.
Violenza sulle donne: siamo tutti, vagina o pene, soggetti a violenze, più o meno piccole, quotidianamente, sia mentali sia fisiche. Il dover attendere 2 ore davanti ad uno sportello in posta per pagare una bolletta è una violenza fattami subire da impiegati ex-statali, che a loro volta subiscono violenze dalla società privata per cui lavorano che li paga una miseria. Non voglio parlare di questo.
Donne sull’orlo di una crisi di nervi: gran bel film, ma siamo tutti, vagina o pene, sclerati. Non voglio parlare di questo.

Voglio parlare delle cose che cambiano. E che possono cambiare. E che le persone, in questo caso donne, hanno voluto e fatto cambiare.
“Il mare è fatto di gocce” è una stupenda frase fatta che uso sempre più spesso, ultimamente. Perché voglio credere (e penso) non sia solo “leggenda metropolitana infondente fiducia e ottimismo”.

Tikako è una delle 50 abitanti di Umoja, villaggio keniano in cui sono ammesse soltanto donne. Prima di fondare Umoja, Tikako ha subito mutilazioni genitali, violenze di ogni genere (psico-fisiche) e la perdita di ogni forma di femminilità. Come tutte le donne nate nelle tribù centro-africane e non solo. Tagliare il clitoride il giorno stesso in cui si viene data in moglie (dai 12-13 anni ai 17), le botte subite dai mariti (perché un marito che faccia bene il suo “ruolo” deve picchiare la moglie almeno ogni sera), i capelli rasati a zero (perché la donna non ha il diritto di apparire affascinante e femminile) sono alcuni dei dettagli più grossolani della vita di una donna nata nel posto sbagliato.

A Tikako, dopo l’ennesima violenza, girarono le palle. Pensò: “perché non ci facciamo un villaggio tutto nostro? Senza maschi? Per campare creiamo gioielli e li vendiamo ai turisti. Viviamo tutte assieme, così sappiamo chi è malata e chi ha bisogno di cibo, chi ha bisogno d’acqua e chi di un abbraccio”.
50 donne, ora, hanno formato un villaggio in cui non voglio uomini. Nel centro Africa, in Kenya.

La lettura di questo meraviglioso articolo di Imma Vitelli (che stimo molto in quanto curiosa al punto giusto per poter scrivere “oltre”) non mi ha lasciato indifferente. Non perché sconvolta da ciò che, nel 2008, accade ancora, soprattutto alle donne ma non solo, in gran parte del nostro mondo. Ma perché, nel 2008, c’è gente con le palle, alimentate dalla disperazione sì, ma pur sempre PALLE.
L’episodio ritrae donne con le palle. Ma sono cosciente delle palle (non scroto fisico) che hanno continuamente gli uomini.
Vagina o pene, non importa. Importa la voglia di voler essere “una goccia”